Put money in thy purse
Iago, Othello Act 1, scene 3
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Trascrizione trasmissione Report “Gli insaziabili”
ROMANO PRODI – EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Io non avevo mai visto la signora Borletti; l’andai a vedere quando lei dichiarò che avrebbe donato a me e a Di Pietro una somma necessaria… così, perché vedeva in noi l’espressione o no politica…
SABRINA GIANNINI
Quanti soldi, si ricorda?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Erano 500 milioni forse o 250 milioni di lire; non mi ricordo.
SABRINA GIANNINI
Quasi un miliardo se non…
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
No, no, no, no, no, non quasi un miliardo.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Al miliardo poco ci manca: Di Pietro non ricorda di avere ricevuto 954 milioni di lire, una delle più ingenti donazioni a uomini politici della storia repubblicana.
Prodi riceve dall’ereditiera circa mezzo miliardo, e, come Di Pietro, denuncia il lascito alla Camera dei Deputati nel rispetto della legge sul finanziamento ai partiti.
ROMANO PRODI – EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Erano 198 mila sterline, pari 545 milioni di lire. Quindi, evidentemente, li ho versati subito al Movimento per l’Ulivo.
SABRINA GIANNINI
Ma lei di questi soldi cosa ne ha fatto alla fine?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Li abbiamo usati… io li ho usati per fare politica.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
Eppure è lo stesso Di Pietro, nella nota memoria consegnata al magistrato, a dichiarare di avere usato la donazione Borletti per l’acquisto di immobili.
SABRINA GIANNINI
No, perché lei, in un primo momento ha dichiarato che li aveva usati per le spese politiche e in un secondo momento per comprar le case.
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
Iniziammo a fare questa attività. …e certo che la parte che mi ha dato in donazione, l’ho usata personalmente.
SABRINA GIANNINI
Solo a lei?
ANTONIO DI PIETRO – PRESIDENTE ITALIA DEI VALORI
E certo che me l’ha data a livello personale!
ROMANO PRODI – EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Quando ho ricevuto questi soldi, io non ho mai pensato che fossero dati a me per la mia bella faccio, no? Anche perché non credo di essere affascinante a questo punto.

Link alla puntata di Report del 28/10/2012 – “Gli insaziabile”
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Le questioni riportate da Report erano già venute fuori nel 2009, nel libro “Di Pietro la storia vera” di Filippo Facci, affermazioni mai contestate da Di Pietro.
Link: Di Pietro. La storia vera.
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Link alla puntata di Servizio Pubblico:
http://www.serviziopubblico.it/il_caso_di_pietro/2012/11/09/news/soldi_personali.html
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Cronologia:
27 marzo 1994. Silvio Berlusconi gli chiede di abbandonare la magistratura e di entrare a far parte del suo governo come Ministro dell’Interno. Quando il Governo Berlusconi I era in formazione, ci furono una serie di incontri tra Silvio Berlusconi e Di Pietro.
7 maggio 1994. L’ultimo no di Di Pietro a Berlusconi a qualunque incarico di governo. Di Pietro di fronte a numerosi giornalisti ha sostenuto che, pur dichiarandosi lusingato, non accettò perché preferiva continuare il suo lavoro di magistrato, seguendo il consiglio di Francesco Saverio Borrelli che avrebbe rivolto, con analogo successo, lo stesso consiglio a Piercamillo Davigo.
Fine 1994. Il primo atto da cittadino è comunque l’accettazione di una collaborazione con il Libero Istituto Universitario Carlo Cattaneo (Liuc) di Castellanza (Varese), come docente nel corso di laurea nella facoltà di Economia Aziendale e nei corsi speciali per funzionari dell’amministrazione pubblica e per magistrati.
31 gennaio 1995. La commissione stragi affida a Di Pietro l’incarico di consulente per coordinare le indagini sul terrorismo.
7 aprile 1995. A Brescia cominciano per lui le grane giudiziarie, un stillicidio di indagini e accuse dalle quali uscirà sempre a testa alta, completamente scagionato, ma che ovviamente ritarderebbero un’eventuale entrata in politica.
22 maggio 1995. La contessa Maria Virginia Borletti, detta Malvina, decise di donare il 20 per cento della sua cospicua eredità a Romano Prodi e ad Antonio Di Pietro. Il padre, Mario Borletti, era stato un mitico produttore di macchine per cucire e aveva accumulato capitali da favola. I soldi vengono accreditati successivamente, vedi sotto.
Perché proprio a loro? Perché erano gli unici – pensava l’anziana contessa dal suo osservatorio di Londra, dove viveva con figli e fratelli – che potevano risollevare le sorti del Paese:
«Riflettono la miglior parte degli italiani. Di Pietro, fra i magistrati di cui ho stima, è l’unico che ha lasciato la toga e quindi è diventato accessibile. Mi sembra un uomo molto libero da ogni vincolo politico e capace d’influenzare positivamente le masse»
3 novembre 1995. Sull’Unità Saverio Borrelli, il procuratore di Milano, commenta la scelta di Antonio Di Pietro di entrare in politica: “Ho sempre pensato che abbia questo talento, ma fino a pochi mesi fa lui stesso dichiarava di volersi collocare in un ambito istituzionale super partes e di non voler fare questo passo. Potrei trovare censurabile che la notorietà acquisita con l’attività di magistrato fosse sfruttata a fini politici, perché potrebbe offrire il destro a interpretazioni distorte sul lavoro precedente. lo non lo farei ma è una considerazione generale che non intendo applicare al caso Di Pietro, che per altro ha lasciato la magistratura ormai da quasi un anno”
8 novembre 1995. La Stampa pubblica il seguente articolo di Fabio Galvano su Malvina Borletti:
IL CASO POLITICA E PASSIONI
Malvina Borletti pronta a cedere parte della sua eredita: ‘ho conosciuto come avvocato quell’“anima nera” di Dotti “7 miliardi a Prodi e Di Pietro, credo in loro” “Sono due persone affidabili e possono far nascere il Centro”
LONDRA – IL botto e’ stato forte; e Maria Virginia Borletti chiude cortesemente, ma con fermezza, il telefono. Alle domande sul suo eccezionale gesto di generosità risponde solo per fax: “Mandi le domande, risponderò“.
Chiusa nella sua casa londinese fuori dal centro, Malvina Borletti (vive a Londra da quando era una ragazza perche’, dice, aveva paura di finire in mano a qualche banda di sequestratori. Erano gli anni dei rapimenti Mazzotti e Getty) spiega il perché di quella donazione, dei sette miliardi (il venti per cento) lasciati a Prodi e Di Pietro di quella che e’ la sua eredità dei “punti perfetti”. Perché credo nella loro buona fede” e, scrive, “sono le persone che più hanno da dire al nostro Paese in quanto riflettono la miglior parte degli italiani”.
Cinquant’anni, divorziata, figlia di Mario Borletti morto nel settembre 1988, e’ coerede di una fortuna – peraltro disputata e tuttora nelle mani degli amministratori e dei tribunali – valutata attorno ai 168 miliardi di lire. Mario Borletti, che era a sua volta figlio di Ferdinando Borletti capostipite dell’industria familiare che significava non solo sveglie e macchine per cucire, ma anche la grande distribuzione (Rinascente-Upim- Standa), aveva lasciato i suoi beni per il 25% alla seconda moglie, la belga Francoise, e per il 22% a ciascuno dei tre figli (fra i quali, appunto, Maria Virginia, ovvero Malvina).
E’ stata forse la questione ereditaria, dice, a farle aprire gli occhi: “Mi trovai scaraventata in un corso intensivo ed obbligatorio sulla corruzione”. In quel periodo e’ giunta a tante conclusioni, prima fra tutte che “la giustizia sopravvive dove il cittadino la difende”; e poi che “la menzogna e’ all’ordine del giorno” e “le leggi si stanno trasformando in legalizzate scappatoie per i corrotti”; infine che “il primo a chiudere occhi, bocca e orecchie e’ il Fisco”. Ne e’ emersa, quindi, la necessità di avere, in quella selva pericolosa, alleati d’eccezione: con l’ipotesi “di offrire parte della mia quota di eredità a persone di indubbia moralità, che non si sarebbero facilmente lasciate prendere per il naso”.
E’ forse, se si vuole, l’aspetto meno altruista della vicenda. Ma c’e’ anche un dichiarato attaccamento alle vicende dell’Italia. Invoca “una buona dose d’intuito e di buonsenso della casalinga” per la sua valutazione di Prodi e Di Pietro; anche se, aggiunge, ritiene “sincere” le proposte politiche del primo (“inscindibili quindi dalle sue scelte morali che si misureranno col tempo”) e afferma di poter “simpatizzare per l’ex magistrato e sentirmi naturalmente vicina a lui”. Felice, dopo tanti anni, di poter dare a Prodi un contributo “per sostenere un leader che fosse un elemento cementante di forze orientate a neutralizzare la schizofrenica veemenza di Forza Italia”. E di contribuire, attraverso Di Pietro, alla possibile nascita di un centro “che offra al cittadino piu’ indifeso un’assistenza legale sia effettiva che preventiva”.
Né sembra disturbata dalla prospettiva che i due beneficiari intendano devolvere quella donazione ad alcune fondazioni: “Mi hanno accennato alle loro intenzioni, ne’ imprevedibili ne’ impreviste. Ma poiche’ i miei doni sono un libero atto ed esprimono prima di tutto fiducia e speranza, non vi puo’ essere alcun altro pensiero che possa condizionare il destino dei doni stessi. Forse oggi siamo cosi’ abituati a trattare e al concetto del do ut des che ci pare difficile immaginare un gesto spontaneo dell’anima. Se ho piantato un seme, fiorira“. L’importante per Malvina Borletti , in termini politici, e’ bloccare Berlusconi.
Anche perche’ una delle sue “anime nere”, nella vicenda ereditaria, fu l’avvocato Vittorio Dotti, che con Domenico Contestabile avrebbe poi riscoperto al fianco del Cavaliere. “Mi si strinse letteralmente il cuore – scrive – e incominciai a leggere con ansia crescente i giornali”. Sempre attribuendolo al suo “intuito femminile”, afferma: “Sette mesi fa ho immaginato e, lo confesso anche sperato, che un giorno il professor Prodi e il dottor Di Pietro si sarebbero incontrati e avrebbero deciso di rimboccarsi le maniche assieme”.
Poco le importa che la famiglia sia d’accordo. Anzi dichiara: “Non ho ritenuto opportuno informare i miei due fratelli e mia madre delle donazioni. Ci sono stati e ci sono con loro problemi sino a quando la divisione sara’ risolta”. Ma l’importante, sostiene, e’ “agire attivamente per difendere la giustizia”; un gesto che “puo’ forse portare a migliori risultati ed e’ comunque un esempio, nel mio caso per i miei figli, Francesca e Federico, entrambi lieti e solidali per le mie scelte”. “Troppo a lungo – dice – mi sono sentita come un ciucco sardo scaraventato in una corsa di cavalli impazziti”. Ora e’ il momento di reagire. “Io penso – riflette – che quando una persona e’ triste e’, prima di tutto, triste; quando ama, prima di tutto ama; quando si lega o si allontana dall’oggetto delle sue attenzioni essa vive essenzialmente quel momento dell’anima. A volte mi limito a sentire e non saprei dare, ne’ vorrei cercare, spiegazioni del mio sentire”.
14 novembre 1995. Di Pietro dichiara: “Sono qui semplicemente per imparare e capire. Qui c’è gente che ne sa molto più di me”.
20 novembre 1995. Il quotidiano “La Repubblica” pubblica 8 domande di Di Pietro a Romano Prodi, che da qualche mese è sceso in campo come leader dello schieramento di centrosinistra: l’Ulivo.
9 dicembre 1995. Ancora su Repubblica, Antonio Di Pietro espone il suo programma. Sulle pagine dei giornali continua ad impazzare il toto-Di Pietro: “va con il centrodestra”, “No, va con il centrosinistra”, “Farà un partito giustizialista per conto suo”, “è un golpista”.
17 dicembre 1995. Di Pietro dichiara: “Non sono un politico e non penso di entrare in politica. Ma potete voi escludere la possibilità di vestirvi domani da donna? Tutto è possibile!”.
Febbraio-Marzo 1996. Arrivano gli proscioglimenti per le accuse di concussione e abuso d’ ufficio per l’informatizzazione degli uffici giudiziari.
1 aprile 1996. Romano Prodi dice di essere convinto che Di Pietro non si schiererà con nessun partito e il giorno dopo, nella consueta rubrica sul settimanale “Oggi”, l’ex magistrato conferma.
Dopo le elezioni politiche del 1996, Romano Prodi forma il nuovo governo e chiama Antonio Di Pietro al ministero dei Lavori Pubblici.
1998. Arriva l’accredito della donazione della contessa Malvina Borletto, 954.317.014 lire (quasi un milliardo).
